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mercoledì 15 settembre 2010

Settembre di sangue, Caucaso sempre più violento

Un settembre sinora terribile, fatto di stragi, attentati, vittime soprattutto tra i civili. In due settimane le regioni caucasiche di Ossezia, Inguscezia e Daghestan hanno registrato almeno 50 morti e 200 feriti. Un bilancio di guerra, un'escalation di violenze sempre più forte e inarrestabile.


Sembra chiaro che il controllo sta sfuggendo di mano al governo russo, ma, quel che forse è più grave, il dolore per la scomparsa dei cari alimenta il fuoco dell'odio - storicamente mai estinto - tra le varie etnie che popolano la regione. Emblematica la reazione degli osseti nei confronti degli ingusci, considerati responsabili per l'autobomba lanciata e fatta esplodere nel mercato di Vladikavkaz.


Di seguito lascio spazio alle principali notizie d'agenzia.

14 Sett. (L'Occidentale) - Rischio di conflitti etnici nel Caucaso del nord: dopo l'attentato kamikaze del 9 settembre scorso in un mercato di Vladikavkaz, capitale dell'Ossezia del nord (17 vittime e quasi 200 feriti), alcune centinaia di abitanti locali hanno tentato di vendicarsi marciando dapprima in città al grido di "Avanti Ossezia" e poi contro il villaggio inguscio Kartsà: la pista dell'attentato, infatti, porta all'Inguscezia. Per bloccare la folla, come racconta oggi il quotidiano Kommersant, sono intervenuti in massa polizia, militari e agenti antisommossa (Omon).
Il villaggio era già stato oggetto di attacchi dopo un analogo attentato allo stesso mercato nell'aprile del 2002 (una decina di morti). Stessa reazione dopo la tragedia della scuola di Beslan nel settembre del 2004, ma in quell'occasione le forze dell'ordine bloccarono i manifestanti. Ossezia e Inguscezia, la prima a maggioranza ortodossa, la seconda musulmana, sono in conflitto da lungo tempo. Piu' di 300 persone hanno inoltre protestato contro il fallimento delle autorita' nel prevenire l'attacco, chiedendo un incontro con Taimuraz Mamsurov, il leader dell'Ossezia del Nord.


14 Sett. (Apcom-Nuova Europa) - Un attentato è stato oggi portato a termine in Inguscezia, una delle instabili repubbliche del Caucaso russo, nei confronti di Khamzat Chumakov, un imam considerato nemico del fondamentalismo islamico. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Interfax, il religioso è stato portato in ospedale in gravi condizioni. "Alle 8.40 circa ora di Mosca (6.40 in Italia) un'esplosione è avvenuta sotto l'auto VAZ-2107 dell'imam, nel quartiere di Ekazhevo a Nazran. E' stato trasportato in un locale ospedali in gravi condizioni", ha riferito una fonte del ministero degli Interni inguscio a Interfax. Chumakov guida la moschea del quartiere Nasyr-Kort di Nazran ed è noto per le sue dure critiche nei confronti dei militanti islamici, dei loro complici e dei seguaci delle forme radicali di Islam.
Nel frattempo, in una zona boschiva della Cecenia, due presunti militanti islamici sono stati uccisi dalle forze speciali.


13 Sett. (Ap-Apcom-Nuova Europa) - Continua a scorrere il sangue nel Caucaso russo. Il ministro degli Interni di Mosca ha annunciato che tre presunti militanti islamici, due poliziotti e un amministratore regionale sono stati uccisi stamane in una sparatoria in Daghestan. Gli scontri avvenuti questa mattina vengono dopo che nel weekend almeno 10 militanti islamici sono morti in scontri con le forze di sicurezza e di polizia, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Interfax. Inoltre, ieri, in un raid i militanti islamici sono riusciti a uccidere nella capitale provinciale Makhachakala un ufficiale delle forze di polizia, il tenente colonnello Gapal Gadzhiev. Vyacheslav Gasanov, portavoce dell'ufficio regionale del ministero degli Interni, ha spiegato che oggi nel villaggio di Komsomolskoye, al confine con la Cecenia, è stata circondato un covo di militanti , che hanno rifiutato di arrendersi e hanno ucciso un amministratore del villaggio che cercava di convincerli a lasciare le armi.














11 Sett. (Apcom-Nuova Europa) – Una granata a bordo di un’auto ministeriale in una zona residenziale di Vladikavkaz, nel Caucaso russo, e’ esplosa oggi. Nessuna vittima ma ancora molta paura dopo il sanguinoso attentato di giovedi’, che ha visto la morte di 17 persone sempre in Ossezia del Nord, in un mercato. “Non e’ un atto terroristico”, fanno sapere dal ministero dell’Interno della piccola repubblica federata. Il canale statale Vesti riporta tale dichiarazione lasciando tuttavia l’ombra del dubbio. La granata potrebbe essere esplosa forse a causa di un trattamento negligente, si specifica. Il proprietario della vettura fa infatti parte delle forze di sicurezza che dipendono dal Ministero dell’Interno.
Dura la replica del presidente russo Dimitri Medvedev: "Elimineremo queste canaglie, senza troppe formalità".


9 Sett. (Apcom-Nuova Europa) - Ammonta a 18 il bilancio delle vittime dell'attentato suicida avvenuto stamani in pressi del mercato di Vladikavkaz, in Ossezia del nord. Lo ha comunicato a Interfax un portavoce del ministero della Salute nord osseto. I feriti sono 123 di cui 90 in condizioni molti serie, mentre dieci lottano ancora contro la morte, secondo l'inviato presidenziale russo nel distretto federale del Caucaso del Nord Alexander Khloponin, che ha incontrato il ministro della Salute nord osseto Vladimir Selivanov. Khloponin, che ha visitato i feriti in ospedale, ha detto che la polizia sta già raccogliendo informazioni suoi possibili autori dell'attentato.

7 Sett. (Apcom-Nuova Europa)
- L'esplosione di una bomba ha fatto deragliare oggi un treno merci nella repubblica russa del Daghestan, nel Caucaso settentrionale. Secondo fonti investigative locali, diversi vagoni del treno merci sono deragliati. Domenica un kamikaze s'è fatto saltare in aria davanti a una caserma, uccidendo quattro persone e ferendone una trentina.

2 Sett. (Apcom-Nuova Europa) - Ancora violenze e morti nel Caucaso russo. In Daghestan è stato ucciso il capo di un dipartimento regionale dell'Fsb, i servizi segreti russi eredi del Kgb, il tenente colonnello Ahmed Abdulaev. Secondo le prime ricostruzioni l'esplosione è avvenuta quando l'agente si è seduto in macchina, vicino a casa, per andare al lavoro. Un vigile, Zalumhan Gadzhiyasulaev, ha sentito il rumore dell'esplosione e si è avvicinato: ha visto due persone sconosciute che tentavano di fuggire verso il bosco. Questi fuggendo gli hanno sparato, ferendolo. Nella vicina Inguscezia, degli aggressori hanno fatto irruzione nella casa di un poliziotto a Ordzhonikdzevskaya: hanno aperto il fuoco, uccidendolo e ferendo la moglie.

Cl.Ri.

mercoledì 25 agosto 2010

Caucaso sempre più rovente

News e racconti di sangue dall'instabile crocevia tra Europa e Asia:

APCOM/NUOVA EUROPA - 25 AGOSTO - Cinque militanti islamici, tra cui due leader ribelli, sono rimasti uccisi nella notte in un'operazione a Khasavyurt, in Daghestan, Caucaso russo. L'ha reso noto la polizia locale all'agenzia di stampa Interfax. "La polizia ha fermato un'auto a mezzanotte circa per un controllo. Dall'auto sono partiti colpi d'arma da fuoco. Tutti e cinque gli occupanti la vettura sono stati uccisi", ha spiegato un portavoce della polizia. Quattro dei cinque uccisi sono stati identificati. Per due di loro si può parlare di personalità importanti della rivolta islamica, di due "emiri". Si tratta di Khasan Daniyalov, considerato il leader dei ribelli a Khasavyurt, e di Yusup Suleimanov, conosciuto anche col soprannome di Shoip. Il Daghestan è stato trascinato negli ultimi anni nell'instabilità anche per la sua vicinanza con la Cecenia, epicentro del conflitto nel Caucaso Russo.



IL GIORNALE - 21 AGOSTO - Le forze di sicurezza russe hanno ucciso in Daghestan un leader ribelle sospettato di aver organizzato il doppio attentato del 29 marzo contro la metro di Mosca, in cui morirono 40 persone. Lo ha detto il Comitato nazionale antiterrorismo. Magomedali Vagabov è stato ucciso assieme ad altri quattro ribelli nel corso di uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza, ha precisato il Comitato in un comunicato diffuso alle agenzie di stampa russe. Il doppio attentato contro il metro di Mosca, attribuito a donne kamikaze, aveva fatto 40 morti.




ANSA - 20 AGOSTO - Le forze di polizia russe hanno ucciso ieri notte quattro presunti ribelli islamici nel Daghestan, repubblica russa del Caucaso del nord. L'incidente nel distretto del villaggio di Khasaviurt, a un posto di blocco: fermati in due automobili per dei controlli, i quattro hanno aperto il fuoco, e la polizia ha risposto uccidendoli. Il Daghestan e tutto il Caucaso stanno subendo una nuova serie di violenze quotidiane, per un ritorno della guerriglia islamica nella regione russa dell'Asia.


EURONEWS - 18 AGOSTO - Due attentati a distanza di poche ore hanno riportato l’attenzione delle autorità russe sul Caucaso settentrionale. Un’auto è esplosa nella città di Piatigorsk, ferendo almeno 21 persone, di queste una è in gravi condizioni. La deflagrazione è avvenuta intorno alle 16, ora di punta per i locali intorno alla zona. Le autorità hanno avviato un’inchiesta per terrorismo, tentato omicidio e detenzione illegale di esplosivo, gli inquirenti non hanno dubbi che si sia trattato di un attentato. In mattinata in Ossezia del nord, un kamikaze si è fatto esplodere in un posto di blocco al confine con l’Inguscezia, uccidendo un agente. Il premier Putin, lo ricordiamo, a luglio ha annunciato un piano di rilancio economico che assicuri stabilità alla regione, ma tre quarti dei russi considerano la situazione ancora pericolosa.


REUTERS - 18 AGOSTO - L'Armenia ha detto oggi di avere raggiunto un accordo per estendere fino al 2044 la concessione di un'area sul proprio territorio per una base militare russa, rafforzando la presenza militare di Mosca nella regione d'importanza strategica. L'accordo sarà firmato durante la visita a Yerevan del presidente russo Dmitry Medvedev, che si terrà oggi e domani. Il ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian ha confermato l'estensione del contratto in un'intervista alla televisione Rossiya- 24. Aumenterà così per decenni la presenza militare russa in Armenia, principale alleato economico e diplomatico nella regione da cui passano le tubature che portano in Europa il petrolio e il gas dell'Asia centrale e del Caspio. L'esercito russo ha anche militari in due regioni separatiste della vicina Georgia, dove ha costruito delle basi militari in seguito alla guerra di cinque giorni combattuta nel 2008 contro i ribelli dell'Ossezia del sud.

REUTERS - 4 AGOSTO - Il ribelle ceceno Doku Umarov ha annunciato oggi in un video su Internet che continuerà ad essere a capo dei ribelli islamici nel Caucaso settentrionale russo, una retromarcia rispetto a quanto annunciato in precedenza. Umarov appare in un video pubblicato sul sito islamico non ufficiale www.kavkazcenter.com, che domenica aveva riportato che avrebbe abbandonato il ruolo per motivi di salute passando il testimone a Aslambek Vadalov. "Per come si stanno mettendo le cose nel Caucaso, ritengo impossibile lasciare l'incarico di Emiro del Caucaso", ha detto il barbuto leader islamico. "Inshallah (a Dio piacendo), questa dichiarazione cancella quella procedente", ha detto Umarov, le mani sulla canna di un Kalashnikov, aggiungendo di essere in buona salute.



Cl. Ri.

mercoledì 4 agosto 2010

Un puzzle etnico dai colori variegati: benvenuti in Daghestan!

In un territorio di 50 mila chilometri quadrati, il Daghestan offre spazio a ben 35 etnie. Le principali vengono illustrate in questo esauriente filmato, realizzato in lingua inglese. Ai dati numerici e alla storia di questi popoli si affiancano immagini di ogni epoca, ritratti, disegni e fotografie utili a conoscere i costumi e alcune usanze tradizionali. L'accompagnamento musicale, ovviamente, è "made in Daghestan".

Cl.Ri.

martedì 3 agosto 2010

Daghestan: l'inquieto paese delle montagne

DAGHESTAN: dal turco "dagh" e dal suffisso iranico "stan", toponimo che unito vuol dire "paese delle montagne". In questo lembo di terra, incastonato tra i rilievi del Caucaso e le sponde del Mar Caspio, si situa la più estesa e popolosa tra le Repubbliche della Russia Meridionale. Tra le città costiere e villaggi che durante l'inverno rimangono isolati per la neve vivono 2 milioni e mezzo di persone, ripartite in ben 35 etnie, che si possono raggruppare (anche se la generalizzazione spesso rappresenta un errore) nei gruppi Avaro-Ando-Dido, Darghino-Lak, Samuro, Turchi Azeri, i Tati iranofoni e gli "Ebrei delle montagne". Tra le diverse "specie" di questo sottobosco non sempre corre buon sangue, gli scontri sono stati e sono all'ordine del giorno, del resto parliamo di popoli dalla spiccata tradizione guerriera.


STORIA

Le prime cronache del Daghestan, in particolare i primi lasciti di popolazioni chiamate Degai o Ghelai, portano la firma del geografo greco Strabone. Influenzato dalla cultura persiana sasanide, il Daghestan e alcuni suoi esponenti di spicco furono chiamati Tabarsaran-shah (signori del Tabarsaran), riferendosi all'area che giace a Ovest della città di Derbent. Parzialmente cristianizzato intorno al V-VI secolo d.C., il Daghestan cadde nell'orbita arabo-musulmana in età omayyade ma una non trascurabile importanza ebbe anche il Giudaismo.

Questi territori, tra il XII e il XIV secolo fecero parte della Cosiddetta Orda mongola. Fu sotto Tamerlano che il paese conobbe una più accentuata islamizzazione ma fu sotto gli Ottomani che l'intera area caspica fece stabilmente parte della cosiddetta dar al-Islam, articolandosi nelle tre entità feudali dello Shāmkhālat Qāzī Qūmūq, dell'Ūsmiyat di Qaytāk e del Ma‘suūmat del Tabarsarān. L'area caspica fu contesa dai russi agli Ottomani per lungo tempo, a partire dalla conquista russa di Astrakhan ma fu solo nel XIX secolo che i Russi riuscirono ad avere partita vinta. Pietro il Grande aveva inviato, già nel 1722 una spedizione armata che s'era impadronita di Derbend e due anni dopo, in un Trattato, gli Ottomani riconobbero alla Russia i possessi guadagnati. Una parte del Daghestan (la meridionale) fu ceduta prima nel 1732 e poi nel 1735 dai a Nadir Shah, creatore di un ricostituito impero persiano. Qualche decennio dopo tuttavia la Russia agì con forza per riportare sotto il proprio controllo l'area. Nel 1796 Derbend fu di nuovo occupata sotto il regno di Caterina II ma una definitiva conquista fu possibile solo nel 1806 e la situazione fu sanzionata dai Persiani con la pace del Golestan.

La Russia riuscì con difficoltà a mantenersi nel Daghestan anche nel corso del movimento popolar-religioso guidato dal musulmano Ghazi Muhammad (chiamato dai Russi "Qāzī Mulla"), sconfitto solo nel 1832. Suo figlio Hamza Beg e, dopo di lui, Shāmil proseguirono la rivolta e per un quarto di secolo le montagne del Daghestan, unificate nell'Imamato del Caucaso, furono pressoché precluse alle forze russe. Dopo la resa di Shāmil al principe Baryatinski (1859) il Daghestan partecipò alle ostilità russo-ottomane del 1877, data dopo la quale non si ebbero ulteriori mutamenti fino al 1917. Una Repubblica Socialista Sovietica autonoma fu insediata nel 1920 e il Daghestan, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, ha mantenuto i suoi legami con la neo-nata Federazione Russa, venendo però progressivamente coinvolta nei fermenti "fondamentalistici islamici" che hanno trovato la loro principale base nella confinante Cecenia.

Oggi quest'area rappresenta il focolare più esteso e pericoloso della codiddetta jihad islamica promossa da Dokku Umarov, guerrigliero autoproclamatosi Emiro del Caucaso, e intenzionato a creare tra le repubbliche etniche di queste montagne un fronte comune contro quello che viene ritenuto l'invasore russo. La religione musulmana e la sua variante estremista oggi rappresentano per queste genti , in particolare le nuove generazioni, l'unica arma da frapporre al regime di terrore e soprusi avallato da Mosca. Di fatto nella capitale e lungo la striscia di confine vige uno stato di perenne tensione: uccisioni, torture, rapimenti, arresti di massa, vendette, violazioni dei diritti civili, attacchi kamikaze offrono ogni giorno inchiostro per giornali e agenzie di stampa. Una situazione caotica, dove l'odio, la frustrazione e il sentimento di rivalsa sono resi ancor più evidenti da un contesto di corruzione dilagante, disoccupazione, e assenza di un efficace sistema giudiziario.

Da un piccolo borgo arroccato tra i monti, Bakamany, sono partite le donne autrici dell'attacco kamikaze alla metropolitana di Mosca, costata la vita a 40 persone.



CITTA' PRINCIPALI

MAHACHKALA: La capitale conta 460 mila abitanti. E' situata sulle rive del Mar Caspio, a metà strada tra le città di Baku, in Azerbaijan, e Astrakhan, alle foci del Volga. Deve il suo nome a un rivoluzionario bolscevico, Magomed Alì-Dakhadaev, soprannominato Makhac.

DERBENT: Città antichissime, si stima che i primi insediamenti risalgano al VIII secolo a.C.. Il maggiore sviluppo arrivò nel V secolo ad opera dei persiani della dinastia Sasanide, che le diedero l'attuale nome persiano di Darband che significa porta chiusa. Oggi conta circa 100 mila abitanti e conserva intatti testimonianze architettoniche del suo lungo passato.


CURIOSITA'

Il variegato panorama etnico dei popoli daghestani si manifesta attraverso costumi, rituale, danze e musiche tradizionali. Nel 1958 è stato creato il Complesso statale accademico di danza Lezghinka, capace di raccogliere consensi e riconoscimenti dentro e fuori i confini della Russia.
Adesso il colletivo è composto da 90 artisti. Il repertorio è costituito da 100 danze popolari del Daghestan, del Caucaso e della Russia. A novembre del 1999 il complesso è diventato vincitore del Festival Pace al Caucaso, e dall’inzio della guerra nel Caucaso del Nord il collettivo ha eseguito 73 rappresentazioni in prima linea per i militari delle Forze federali, per i volontari del Daghestan, esibendosi anche in numerosi ospedali per dare conforto ai feriti.
Cl.Ri





lunedì 2 agosto 2010

Pillole di guerriglia,sangue e distruzione...

Purtroppo il Caucaso è anche questo. Purtroppo è soprattutto questo, tensione, odio, distruzione, guerra di nervi e di sangue, tra uno stato , la madre Russia, dai metodi di governo spesso discutibili, e una serie di repubbliche etniche decise a opporre resistenza. Il Caucaso è una polveriera, una bomba a orologeria destinata sempre più a esplodere, una terra dimenticata dal mondo ma dall'inestimabile importanza geopolitica ed economica. Esecuzioni sommarie, sequestri di persona, torture, totale sfregio dei diritti civili: il governo di Mosca fa il bello e il cattivo tempo tra queste montagne, la gente che vive in questa striscia di terra ha deciso di difendersi e reagire con la sola arma a disposizione: la fede musulmana, che vuol dire anche integralismo islamico, jihad, liberazione dall'invasore russo di quello che un tempo fu l'Emirato del Caucaso.
Il quadro di feroce contrapposizione è reso ancor più pesante dalla feroce corruzione che anima le forze di polizia agli ordini di Putin. Infine, per chiudere questo allarmante puzzle, aggiungiamo le tensioni (per il momento sopite) tra le popolazioni delle varie repubbliche caucasiche, e persino tra i singoli clan familiari. In Daghestan, Cecenia, Inguscezia e in altre piccole regioni vige la regola del Far West.

Di seguito ecco la rassegna di alcuni orrori registrati dalle agenzie di stampa nell'ultimo mese:

ANSA.IT - 2 AGOSTO - 'Sono stanco': cosi' il capo della guerriglia islamica nel Caucaso russo, Umarov, ha annunciato nel web il proprio 'pensionamento'. L''emiro', che ha rivendicato il doppio attentato suicida che in marzo ha fatto 40 morti nella metro di Mosca, ha passato il testimone al piu' giovane Aslambek Vadalov, che nel video diffuso quasi non parla. Umarov, 46 anni, continuera' a combattere. Il presidente ceceno filorusso, Kadyrov, ha minimizzato ma gli attentati dei ribelli continuano.


APCOM/NUOVA EUROPA - 2 AGOSTO - Tre persone sono rimaste uccise e cinque ferite in una grossa sparatoria che ha avuto luogo in Daghestan, Caucaso russo. Lo scrive oggi l'agenzia di stampa Interfax. Circa 400 uomini sono rimasti coinvolti nel conflitto, che ha avuto luogo nella notte tra venerdì e sabato. Si sarebbe trattato di uno scontro tra gli abitanti del villaggio di Gergebel e di quello di Gikuni.


CORRIERE.IT - 29 LUGLIO - Le forze speciali russe hanno sventato un dirottamento aereo all'aeroporto Domodedovo di Mosca da parte di un uomo di 40 anni di Mineralnie Vodi, la località caucasica da dove proveniva il volo. Incolumi tutti i passeggeri, compreso il dirottatore che è stato fermato e in queste ore viene interrogato dalla polizia russa. Poco prima di essere catturato, aveva chiesto di poter parlare con i media e con le forze dell'ordine. Ancora ignoti i moventi del gesto. L'operazione coordinata dai servizi antiterroristici moscoviti è scattata nel primo pomeriggio. L'aereo era fermo sulla pista del principale aeroporto moscovita già da qualche ora. L'intero scalo era in stato di allarme. Le teste di cuoio sono intervenite utilizzando dei travestimenti. Si sono finti medici e con la scusa di portare soccorso ad alcuni dei passeggeri (a Domodedovo la temperatura superava i 38 gradi centigradi, in una giornata di afa record in tutta la Russia centrale) sono penetrati all'interno del velivolo mettendo in salvo le persone a bordo e ammanettando il responsabile del tentato dirottamento.



BLUEWIN.CH - 24 LUGLIO - Un ufficiale della polizia e' stato ucciso vicino alla dogana con l'Azerbaigian in una sparatoria. Un poliziotto della regione di Kisiuiurt e' stato ammazzato in un conflitto a fuoco, nel quale sono stati feriti per caso anche tre bambini.


REUTERS - 21 LUGLIO - Due guardie di sicurezza sono rimaste uccise oggi in un presunto "atto terroristico" quando un'esplosione ha coinvolto una centrale idroelettrica nella regione russa di Kabardino-Balkaria, nel nord del Caucaso. Lo riferiscono rappresentanti russi. La Russia sta tentando di contenere un aumento degli attacchi dei ribelli nelle province a maggioranza musulmana della parte meridionale del paese, dove è stato pianificato anche l'attentato alla metropolitana di Mosca, costato la vita ad almeno 40 persone.Una forte esplosione ha scosso un'area dell'impianto di Rushydro, uno dei principali produttori di energia idroelettrica del paese, nella località di Baksanskaya.I mezzi di comunicazione hanno citato il personale del ministero per le Emergenze, secondo cui sarebbero state necessarie oltre tre ore per contenere l'incendio che ha seguito l'esplosione."Secondo le informazioni preliminari, un atto terroristico è stato la causa dell'esplosione e dell'incendio. Due guardie sono morte, altre due sono state portate in ospedale", ha scritto Rushydro in una nota.



AGI/AFP - 15 LUGLIO - E’ stato identificato l’assassino della giornalista e militante per i diritti umani Natalia Estemirova, uccisa un anno fa in Inguscezia. Ad annunciarlo e’ stato il presidente russo, Dmitry Medvedev, in un incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel a Ekaterinburg. Rispondendo alla richiesta della Merkel di “raggiungere presto la verita’” sul delitto, il capo del Cremlino ha affermato che “il killer e’ stato identificato, e al momento gli inquirenti lavorano sul nome del mandante”. Medvedev ha spiegato che “l’indagine si svolge velocemente, ma in queste circostanze non esistono risultati altrettanto veloci, se il killer non e’ stato preso subito”.I parenti di Estemirova, assieme ai colleghi dell’organizzazione per i diritti umani ‘Memorial’, hanno sollevato dubbi sulle indagini per la morte della cronista, avvenuta il 15 luglio 2009 dopo il sequestro nella vicina citta’ cecena di Grozny. “Se all’inizio dell’indagine avevamo una speranza - ha detto il capo di ‘Memorial’, Oleg Orlov - ora la stiamo perdendo. Temiamo che il delitto non venga investigato realmente”.


APCOM/NUOVA EUROPA - 21 LUGLIO - I corpi di due giovani con ferite da arma da fuoco sono stati trovati nel villaggio di Kirovaul, distretto Kisil-Yurt nel Daghestan. I cadaveri a bordo di un'automobile sono stati esaminato solo dopo alcune ore, una volta effettuati i controlli di sicurezza. Le vittime erano cugini. Una delle vittime era un parente stretto di Bagautdin Magomedov (Kebedov), leader spirituale e ideologo degli estremisti religiosi in Daghestan e Cecenia. In base alle prime verifiche, i due giovani erano il figlio e nipote di Sakhrutdin Malikov, capo villaggio, ucciso il 14 luglio. Tuttavia, tale informazione non è stata confermata.

EURONEWS - 13 LUGLIO - Arrestate in Daghestan otto persone sospettate di preparare attentati suicidi nella Russia centrale. Sono state fermate in un’abitazione a Makhachkala, capitale dell’inquieta repubblica caucasica. Tra loro, anche sei donne, di cui quattro – con un’età compresa tra i quindici e i ventinove anni – risultano vedove di ribelli uccisi dalle autorità. I servizi di sicurezza russi dicono di aver intercettato le loro lettere di “addio” alle famiglie, in cui avrebbero espresso il desiderio di immolarsi. Il Daghestan, vicino alla Cecenia, da tempo è afflitto dagli scontri che oppongono i ribelli islamisti alle forze russe. Uno dei due uomini arrestati è sospettato di essere coinvolto negli attentati che lo scorso 29 marzo colpirono due stazioni della metropolitana di Mosca, provocando una quarantina di morti e oltre 120 feriti. Secondo i servizi di sicurezza russi avrebbe accompagnato nei luoghi degli attacchi le due donne kamikaze che si fecero esplodere.


Cl.Ri.